Venerdì 30 aprile 2010 è iniziato il Gallery Weekend Berlin, tre giorni di aperture sincronizzate per quaranta gallerie sparse per i principali quartieri di Berlino, Mitte, Kreuzberg, Tiergarten, Charlottenburg e Wedding.
La prima galleria che abbiamo visitato è stata la Neugerriemschneider, che proponeva gli ultimi quadri e disegni di Elizabeth Peyton. Intorno alle 16:30 l’affluenza era piuttosto bassa, ma d’altronde la manifestazione era appena iniziata, l’apertura era alle 16:00, e la galleria era leggermente fuori mano e isolata rispetto alle altre. L’edificio che la ospita è al numero 85 della Wallstrasse, nel quartiere di Mitte. La sala per l’esposizione sembra una specie di salone ormai in rovina: le pareti sono semidistrutte, così come le scale che portano verso i resti di un ballatoio, il pavimento è fatto di vecchie tavole di legno e le finestre, dal lato opposto della strada si affacciano sulla Spree. Scenograficamente l’ambiente è molto affascinante, niente a che vedere, per esempio, con le gallerie sulla Lindenstrasse, spazi molto belli ma talmente puliti ed essenziali da sembrare dei musei in miniatura. Certo non è facile sfruttare una sala del genere per allestire una mostra e le opere della Peyton, di dimensione molto contenuta rischiavano di apparire un aggiunta o una decorazione allo spazio già molto caratterizzato visivamente. Neugerriemschneider ha un’altra sede a Berlino, in una zona molto più frequentata e piena di gallerie, sulla Linienstrasse, parallela ad Augstrasse, dove proponeva una collettiva dal titolo “Lost and found”.
Dalla Wallstrasse, percorrendo la Neu Grünstrasse e svoltando a destra sulla Kommandantenstrasse, si arriva abbastanza rapidamente sulla Axel-Springer-Strasse che, dopo aver intersecato la Oranienstrasse si trasforma in Lindenstrasse dove si potevano visitare altre quattro gallerie del circuito, Konrad Fischer Galerie, Galerie Nordenhake, Galerija Gregor Podnar, e Żak | Branicka. Fischer, Podnar e Żak | Branicka sono tutte nello stesso palazzo, al numero 35, Nordenhake è al numero dopo il 34, a piano terra, mentre al primo piano ci sono gli uffici. Non sono le uniche, i due edifici di Lindenstrasse ospitano varie gallerie e, ovviamente, erano tutte aperte e visitabili. Si tratta sicuramente di gallerie che cercano di proporre materiale di qualità più alta rispetto a molte altre che si trovano in città anche se spesso lasciano perplessi. Ma del resto sono uno specchio del mercato che è interessante osservare. Per il Gallery Weekend Berlin, Fischer proponeva Peter Buggenhout con delle grosse sculture fatte di poliuretano e altro materiale coperto di polvere, come quella che si trova sotto i mobili. Le sculture di Buggenhout assomigliavano ad un misto tra forme organiche e ammassi di rifiuti meccanici, ma forse, proprio per la polvere che le ricopre, sembravano semplicemente degli ammassi di sudicio ingranditi al microscopio. Di carattere monumentale e, sopratutto spettacolare, erano delle scenografie più che delle opere e denunciavano la loro natura industriale nell’essere una uguale all’altra. Chissà, forse è per questo che l’ultima era inscatolata in un pesante sarcofago di vetro, per renderela un po’ diversa dalle altre o, forse, perché costava di più. Nordenhake apriva con Spencer Finch, Podnar con Ariel Schlesinger e Żak | Branicka con Paweł Książek.
Continuando sulla Lindenstrasse si arriva davanti al Jüdisches Museum e, se si attraversa la strada, si può iniziare a risalire la Markgrafenstrasse, sede di altre gallerie tra cui, aderenti al circuito, Carlier | Gebauer e Barbara Thumm, quest’ultima, suddivisa in due spazi, Galerie e Schaulager, non adiacenti. La Shaulager, è più avanti, diciamo andando in direzione Zimmerstrasse, sulla sinistra, in mezzo ai magazzini. Carlier | Gebauer proponeva Mark Wallinger, che avevamo avuto modo di vedere in Germania all’ultimo Skulptur Project di Münster nel 2007, mentre Barbara Thumm esponeva i lavori di Joe Baer. Poco distante, Buchmann Gallerie, anche questa con due spazi non adiacenti, era sta più sfortunata perché, a causa del vulcano che ha interrotto i collegamenti aerei nei giorni scorsi, come diceva l’avviso sulla porta, i lavori di Tatsuo Miyajima non erano ancora arrivati, e alle otto avevano appena iniziato a montarli. La Galerie Crone era l’unica in tutto il complesso della ex Kochstrasse 60, oggi Rudi-Dutschke-Strasse 26, a dispetto della scritta che permane a caratteri cubitali sull’edificio, ad aderire al Gallery Weekend Berlin, ma la Veneklase Werner, apparsa da meno di un anno in città nello stesso complesso era sicuramente la galleria più frequentata, veramente piena di gente, con uno spazio enorme e ben articolato dotato anche di una sala per proiettare video che sembrava un cinema d’essai. Chissà se l’afflusso era regolato anche dalla birra che, a differenza delle altre gallerie che fornivano Becks in bottiglia, era servita alla spina in un bar allestito di tutto punto nei pressi dell’entrata. Ritornando verso la Buchmann e risalendo la Charlottenstrasse all’angolo con la Leipzigerstrasse, in un edificio dal carattere storico, decorato ed imponente per l’altezza delle sale, la Galerie Thomas Schulte proponeva i quadri di Juan Uslé, poveri e deboli dal punto di vista pittorico.
Scendendo verso la Zimmerstrasse, dove ha sede, tra l’altro il DAAD, Barbara Weiss proponeva una piccola mostra di John Miller e Mary Heilmann, veramente poco significativa. Questo zona della Zimmerstrasse è una delle tante cittadelle piene di gallerie, basta attraversare il cortile interno o salire ai piani superiori per scoprire altri spazi. Ritornando verso il Checkpoint Charlie e risalendo un bel pezzo di Friedrichstrasse si arrivava alla Meyer Riegger che proponeva, tra l’altro, un video della coppia di artisti Korpys/Löffler, potenzialmente interessante. C’è da dire, però, che soffriva di alcuni pecche, al limite tra il documentario e sorretto in maniera troppo significativa dai dialoghi tratti da “The Tao of Physics” di Fritjof Capra, come recitavano i titoli di coda.
Nella zona della Augustrasse, e, più precisamente nella Linienstrasse, verso la sera l’afflusso era molto alto e la Kicken Berlin, la Neugerriemschneider e la Galerie Wien/Lukatsch erano piene. Non da meno, la Ester Schipper, poco più avanti, distaccata dalle altre, ma dove, alla fine, transitavano molte delle stesse persone.
Al Gallerie Weekend Berlin aveva aderito anche una galleria sulla Brunnenstrasse, la Koch Oberhuber Wolff, apparsa anche questa da meno di un anno in un edificio veramente particolare con un enorme vetrina sulla strada da cui si vede dall’alto in basso, lo spazio espositivo, una sorta di garage sotterraneo senza soffitto. Koch Oberhuber Wolff proponeva una personale di Tobias Zielony, ma, ancora una volta, purtroppo, il contenitore convinceva più del contenuto.
Compagnia teatrale Teatro Anatomico, Codice fiscale: 94142520488, Partita IVA: 05726450488
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