Si è aperta oggi, 28 ottobre 2009, la personale di Julie Mehretu, al Deutsche Guggenheim di Berlino. La mostra s’intitola “Grey Area” e rimarrà visitabile fino al 6 gennaio 2010.
Mehretu espone sette grosse tele tutte dello stesso formato, tre metri per quattro e mezzo circa. Cotone grezzo tirato su classici telai di legno su cui sono stati intelati lavori ad inchiostro e acrilico probabilmente realizzati su “carta da ingegneri”. Le opere sono esposte tutte assieme nella sala principale del Gugghenheim.
Nel negozio del museo, si può vedere un documentario e, un po’ nascosta al lato delle scale, un’incisione.
Un’ora dopo l’apertura ufficiale, l’affluenza era piuttosto contenuta: poche persone, pochi giovani. Del resto non è che il Guggenheim sia molto accogliente e conserva, sopratutto da fuori, più il suo aspetto di banca che di museo.
Nonostante l’ampiezza della sala le tele, a causa delle loro dimensioni, erano veramente troppe. Le uniche che potevano essere viste con un certo respiro erano quelle che si trovavano sulle pareti più lontane tra loro, i lati corti della stanza. Certo poteva essere interessante osservarle da vicino perché erano ricche di particolari, ma anche questa visione era limitata dalla loro altezza. Si trattava comunque di opere che andavano osservate più nel loro insieme che nei particolari sicuramente meticolosi e frutto di lungo lavoro.
Come si vedeva dal documentario, infatti, Mehretu si avvale di assistenti per completare i suoi quadri monumentali. Immagini fotografiche ingrandite vengono proiettate direttamente sul supporto e ricalcate a mano. Il tutto viene completato da interventi pittorici che si sovrappongono ai disegni.
Un metodo classico, quello della proiezione di immagini sulle tele, conosciuto tra i pittori e utilizzato di solito per riprodurre copie (falsi) di quadri antichi.
Un tentativo poco riuscito, quello dell’artista, di giustapposizione di tecniche rigorose come il disegno geometrico a tecniche più espressive come la pittura gestuale, rinforzato dalla dimensione monumentale che in realtà non faceva altro che indebolire ancora di più l’impianto sfrangiando l’impatto visivo nello spazio.
Molto più contenuta e riuscita l’incisione che si trovava nella stanza accanto: piccola ma efficace.
Mehretu sembra aver raggiunto un picco istituzionale portando in alto questa corrente di immagini che replicano in maniera maniacale il metodo di un disegno ridotto all’osso, inespressivo, tecnico e allo stesso tempo alla ricerca di una sua forza comunicativa. Una zona di mezzo in cui rimanere il meno possibile.
[Mappa: Deutsche Guggenheim, Unter den Linden 13/15, 10117 Berlin, Deutschland]
Compagnia teatrale Teatro Anatomico, Codice fiscale: 94142520488, Partita IVA: 05726450488
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