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18 ottobre 2009

Berliner Liste Messe für aktuelle Kunst, Fotografie und Kunst seit 1960

Palais am Tiergarten

12,00 euro

Secondo giorno, 24 settembre 2009

Decidiamo che, essendoci 6 fiere in città negli stessi 5 giorni di apertura, oltre ad un’infinità di altri eventi collaterali, che due fiere andavano fatte lo stesso giorno: le prescelte sono state la Berliner Liste e la Preview Berlin. Partiamo dalla Liste calcolando di vederla in massimo 2 ore.

Presa la mappa e armata di molto ottimismo, mi appresto ad incominciare quelli che credevo fossero due, invece erano 4, piani di esposizioni.

Non mi lascio impressionare dalla quantità: le opere sono molte di più del Kunstsalon, ma lo spazio del Palais am Tiergarten, a pochi metri da Potsdamer Platz, è tutt’un altro mondo: una griglia geometrica di razionalissimi stand, tutti uguali, inseriti in un ambiente anonimo, pulito, nuovo, bianco e ampio, benché ogni singolo piano peccasse in altezza delle pareti. Un soffitto più elevato avrebbe aiutato molto il primo colpo d’occhio, che restituiva un’immagine un po’ “ridotta” di una fiera che vuole comunque essere la n°2 dopo l’Art Forum. Già il biglietto lo dimostra (4,00 euro in più del Kunstsalon, ma catalogo incluso).

Anche la prima occhiata alle opere mi riconferma la sensazione d’impatto: tutto molto calcolato, formati simili, molta pittura o comunque “quadri” da salotto, molta monocromia, figurativo, decorativo, illustrativo.

“È chiaro”, mi fa notare un signore che mi aveva riconosciuto dal Kunstsalon, “la qualità è indubbiamente superiore al precedente” ...concordo nell“affermare che alla Liste vengono esposti artisti, esclusivamente presentati da gallerie e non certo da soli o in collettivi, più navigati e con molta più esperienza e consapevolezza delle aspettative di un mercato, che forse li tocca solo lateralmente, ma al quale aspirano. A parte ciò, manca qualcosa.

Non nei generi, anche qui c’è tutto e forse ancora più omogeneo del Kunstalon. C’è la pittura, dalla street art di Banksy ad esempi optical-geometrici anche nella versione con paillettes, all’effetto materico-astratto fino al figurativo più truce che gioca a deformare la Gioconda senza partire da una buona tecnica riproduttiva. Ci sono poi i quadri alle perline di plastica, quelli ai sacchi di nylon, quelli al mais, quelli al pelo sintetico, quelli al fumetto, quello alla mimmorotella, l’illustrazione fantasy, il ritratto figurativo, senza altre pretese, ma con poco senso del volume; e poi il paesaggio classico, qualche disegnino provocatorio-caricaturale, fatto a lapis, a biro, oppure a linea leggera su carta da ingegnere, il collage e l’immancabile natura morta con uva.

C’è l’installazione, di cui trovo terribilmente riassuntivo un esempio: Morten Viskum in una galleria spagnola presenta, a grandezza naturale, un palestratissimo lampadato body builder (finto) in mutande, di vetroresina o qualche plastica dura, su pelle d’orso (vera) con coppa dei campioni (finta, suppongo).

Da qui si prosegue con tutti i classici del contemporaneo modaiolo, senza esclusioni: arbusti ricoperti di Swarovski, cuori di feltro, pistole con graffiti, gay sadomaso, pedofili di stoffa, qualche politico, bambole con le trine e conigli in tutù, mutande abbassate, manga e nutella®, case dell’orrore, Mickey Mouse in formato Dracula, conigli morti, cappuccetto e il lupo, orsacchiotti di pietre e perline, feti sbiancati di lacca e teschi in cartapesta. A volte le notevoli dimensioni sostituiscono la minima sensibilità espressiva e il senso finale di questo mondo di immagini, che si ripetono senza sosta, provocando noia, una volta esaurita la curiosità da vetrina. Il dolore esistenziale del quotidiano espresso con la sensibilità comunicativa dell’immagine di Hello Kitty. Non perché Hello Kitty sia poco interessante, ma perché non distinguiamo più un’operazione di decontestualizzazione da una banale copia di un gadget?

Nel mezzo, purtroppo, anche il lavoro interessante e ben fatto svanisce come il tubetto di maionese su uno scaffale in mezzo ad altri cento.

In un contesto del genere, anche il più sincero dei galleristi, che esponga lavori delicati ed unici dell’artista che realmente stima e sostiene, magari frutto di poetiche ricerche sulla linea o sulla forma, diventa impossibile da cogliere in tanta confusione. Mi chiedo se quanti si domandino se basta un bollino rosso di vendita, attaccato accanto all’opera esposta, per dormire sonni tranquilli.

[Mappa: Berliner Liste Messe für aktuelle Kunst, Palais am Tiergarten, Reichpietschufer 86, 10785, Berlin, Deutschland]


Compagnia teatrale Teatro Anatomico, Codice fiscale: 94142520488, Partita IVA: 05726450488

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Nota sul sito www.teatroanatomico.org

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