Akademie der Künste
5,00 euro ridotto
Siamo giunti all’ultimo giorno a nostra disposizione e all’ultima fiera da vedere, quella più nuova, l’Art Berlin Contemporary.
In realtà la giornata è bellissima, cielo limpido e sole stupendo, quindi la iniziamo glissando la fiera per una passeggiata al Burgerpark, aspettando che inizi un’altra iniziativa artistica di quartiere, la Kolonie Wedding: una visita guidata domenicale alle 20-30 gallerie e atelier che abitano gli spazi di negozi dismessi nel Soldiner Kiez, una zona considerata dalla berlino-bene un po’ bruttina, parecchio agitata, per non dire pericolosa e piena di turchi. Non si capisce perché a Wedding la presenza turca sia più problematica che a Neukölln, si vede che il distretto non è stato ancora abbastanza invaso da studenti e artisti falsamente squattrinati come Kreuzberg.
Che non sia Versaille è dato per certo, la zona è popolare, ma appunto reale, vissuta.
Facciamo questa visita guidata “privata” visto che ci siamo solo noi e la guida: molti degli atelier colonizzati sono chiusi nonostante l’evento, la guida ci spiega che è perché siamo nella settimana delle “Kunstmesse” e forse perché oggi si vota... comunque un giretto lo facciamo e, nonostante i lavori esposti siano poco entusiasmanti, lo spirito è sincero, il progetto ha un suo senso, ci immaginiamo che tra qualche hanno potrebbe anche decollare, o rimanere così com’è affondando piano piano...
Verso tardo pomeriggio arriviamo finalmente all’ultima fiera: l’ABC, dentro l’Accademia, nella verde area di Tiergarten. Ci viene il dubbio, vista l’istituzione culturale pubblica che la ospita, se sia una fiera o una mostra. Dice una fiera e col biglietto dell’Art Forum avevi l’entrata gratis (se andavi lo stesso giorno). A me pare più una mostra, innanzi tutto per la piccola mole (una sessantina espositori, in un’oretta si vede tutta) e per il modo di presentarsi: ogni galleria porta un artista, come alla Preview, ma ogni artista deve esporre su un supporto “dato”: un tavolo rettangolare bianco o nero di circa 1m×2m, con caprette nere. Su questo si espone tutto, che si esaurisce prevalentemente in installazioni o video, che anch’essi usano il tavolo a mo’ di schermo.
Non solo, ma la tematica che dovrebbe reggere si riferisce alle problematiche della Public Art ed a riflessioni sullo spazio urbano.
Come mi fa notare Vincenzo, sembra una mostra di fine corso di architetti fantasiosi.
Il tema c’è e non c’è, qualche artista in realtà firma il suo lavoro senza troppo preoccuparsi dell’argomento condiviso. Altri invece si sbizzarriscono, ed ecco ritornano alcune pratiche ed iconografie: caschi da moto con inseriti modellini di legno, piramidi di contenitori alimentali usati, fontane che emettono inchiostro nero, tovaglie decorate, mondi laccati di bianco o di qualche altra tinta unita, mondi di sagomette provocatorie con i soliti culi in bella vista, macchinine accartocciate, cellulari firmati “God” che squillano a vuoto, torte di compleanno di gesso con cicchini spenti sopra, torte nuziali di vetroresina, fogliolini che tentano fragili erezioni, vacine di specchi e masse di piume che svolazzano ovunque.
Ognuno espone giocando col formato del suddetto tavolo-supporto, più che una fiera, sembra il mercato delle pulci.
Anche qua troviamo qualche nome noto e qualche sconosciuto. Però manca sia il gallerista rampante dell’Art Forum, sia l’artista scapestrato del Kunst im Turm, non c’è più nessuno, solo le maschere del museo che vagano tediate.
Che il mercato puro spaventi e la mancanza di qualità irriti è indiscusso, ma il vuoto spinto di una sala di un museo, che sembra vuota anche quando è piena di oggetti, il vuoto di confronto e comunicazione, quello rattrista e lascia quella sensazione di impotenza e distanza, che tanto nuoce allo spirito creativo.
Passeggiando sulla Sprea, al tramonto su Bellevue, mi riprendo, gustandomi la varietà formale e umana che questa città riesce ancora a regalare.
Linda Salvadori | inizio pagina | Permalink | 023 [Indietro] [Avanti]
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