Il 28 novembre 2008 la Galerie Eva Bracke a Berlino ha aperto la mostra “Made in Detroit - Changing Cities”, con opere di Kyohei Abe, Hartmut Austen, Stig Eklund, Mary Fortuna, Kelly Frank, Rachel Hunt, Cyrus Karimipour, Marla Karimipour, Dietmar Krumrey, Jacque Liu, Vagner Whitehead, Alison Wong, Missy Wiggins.
La galleria è divisa in due spazi, non contigui, quindi è necessario uscire per strada e utilizzare due entrate diverse; nonostante il freddo, comunque non eccessivo, il rinfresco per il vernissage si svolgeva anche all’aperto dove la galleria aveva sistemato delle stufe a gas. L’atmosfera era compiaciuta e non mancavano i drink, le tartine e il pubblico. Quello che mancava era un po’ più attenzione alle opere e meno a sé stessi, tanto che veniva da chiedersi se a qualcuno interessava vedere i lavori esposti oltre che a socializzare.
La mostra era allestita con sciatteria, segni di lapis sui muri, che servivano per individuare dove piantare i chiodi (!), disegni attaccati in malo modo con il nastro adesivo e alcuni quadri messi veramente troppo in alto per poterli vedere in uno spazio comunque non troppo grande.
Le opere erano varie e passavano da un’illustrazione di tipo naturalistico in cui era veramente difficile vederci qualcos’altro, a paesaggi in stile illustrativo fatti male: colori molto saturi e risultato piatto. Non mancava il solito video situazionista spettacolare ma che stavolta assumeva sfumature addirittura sociali e concettuali: un uomo, probabilmente l’artista o un suo grande amico, girava su sé stesso urlando in un vecchio megafono.
In ogni caso, crostini e vino erano gratis e il pubblico apprezzava e sostava volentieri davanti alle opere, ma di spalle. Del resto se qualcuno provava ad avvicinarsi per farli scansare e vedere i quadri dietro di loro, rischiava quasi di apparire scortese, oppure sembrava che volesse fare conoscenza: che clima amichevole!
Qualcuno era realmente interessato. Era il caso di un improvvisato fotografo con macchina old school (al bando le digitali) che con non chalance chiedeva ad una giovane e bella artista: “Sono tuoi i capelli?”, riferendosi ad una fotografia che ritraeva una chioma bionda luccicante, “Si, sono i miei capelli”, rispondeva gentilmente lei, e di rimpetto il fotografo: “Mettiti accanto, allora, che ti faccio una foto”... ragazzi, a Berlino la creatività non ha limiti.
Ma di cosa stavamo parlando...? Di una mostra...?
[Mappa: Galerie Eva Bracke, Torstrasse 170, 10115, Berlin, Deutschland]
Compagnia teatrale Teatro Anatomico, Codice fiscale: 94142520488, Partita IVA: 05726450488
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