Attraverso la lente dell“Art Forum Berlin 2008” abbiamo potuto osservare alcune delle principali necessità dell’arte istituzionale contemporanea.
La decorazione è un bisogno ancora molto forte e alcuni artisti contemporanei soddisfano appieno questa necessità.
La pittura si presta perfettamente: il colore e la materia vengono usati per creare “effetti”: il lavoro si ferma a livello della texture.
È il caso di un’opera recente (2008) di Antón Lamazares presentato da SCQ di Santiago de Compostela. Generalmente l’effetto di questo tipo di opere è piacevole, nel senso che sono un’ottimo stimolo visivo per le superfici variegate, i colori e lo spessore materico che propongono. Riuscire a rendere spiacevole la pittura ad effetto è difficile, eppure, ci sono artisti che ci riescono, come Pedro Calapez, forse non a caso presentato dalla stessa SCQ. Calapez realizza opere su superfici di metallo preparate ad hoc per essere montate sui padiglioni della fiera.
Percorre pericolosamente la stessa strada dell“effetto” anche Myriam Holme, presentata da Kadel di Karlsruhe, ma ne esce più pulita riuscendo a superare l’empasse della “texture a tutti i costi” ampliando le sue immagini su altri livelli. Uno dei suoi lavori su una lastra di metallo piegata era, effettivamente, uno dei più apprezzabili all’interno dell’Art Forum.
L’abitudine è una delle necessità più grandi ed è sempre difficile riuscire ad immaginare qualcosa d’altro da quello che conosciamo.
La video arte risente pesantemente delle nostre abitudini percettive e una delle opere più significative al riguardo è di Lohner & Carlson, presntati da Springer & Winckler Galerie di Berlino. Un video in una classica cornice di legno, scura ed elegante: mancano solo gli effetti delle pennellate e il quadro è completo: un’icona delle difficoltà dell’arte di svilupparsi verso nuove forme.
La voglia del racconto attraverso le immagini è forte anche in quei contesti, dove potrebbe essere largamente superata per lasciar spazio ad altro.
L’arte come illustrazione e racconto emerge nelle opere sofisticate (ma pur sempre illustrative) di Marcel Dzama, presentato dalla galleria di Düsseldorf Sies + Höke. Ma la peggiore opera illustrativa è un’enorme disegno di Joe Biel esposto ben in vista all’entrata della hall 18 per Kuckei + Kuckei di Berlino. Biel, tra l’altro, è presentato anche da un’altra galleria, la Goff+Rosenthal, sempre di Berlino.
Ma l’artista si sa, è folle, e la follia intesa come ripetizione ossessiva di matrice, tra l’altro, molto hollywoodiana (viene in mente Jack Nicholson di Shining, ma la radice è ovviamente più romantica...) è una forte necessità dell’arte istituzionale contemporanea sia per l’artista che per il pubblico.
Entrambi ne ricavano una sorta di certificato di stravaganza di cui sentono una forta necessità. Un esempio lampante ce l’offrono le opere di Jorinde Voigt, giovane artista di Francoforte sul Meno, tutte rigorosamente uguali tra loro. Grossi fogli riempiti in maniera logica e sistematica di scritte e segni in parte incomprensibili.
La ripetizione ossessiva si adatta bene ad essere espressa anche attraverso il video che, d’altronde, oltre ad essere un mezzo di diffusione è anche un ottimo mezzo di ri-produzione, come ci dimostra Bjørn Melhus.
Un esempio sottoforma di installazione ci viene offerto, invece, da Thomas Feurstein costruendo una sorta di scultura con cavi e jack audio.
Lungo la strada troviamo anche Zofia Kulik. Kulik riesce, però, ad andare oltre elaborando dei pattern che forse la spingono verso uno stile barocco ma pur sempre lontano da queste acque.
Compagnia teatrale Teatro Anatomico, Codice fiscale: 94142520488, Partita IVA: 05726450488
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