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2 novembre 2008

Art Forum Berlin 2008 - Punti di vista

Il primo novembre 2008, verso mezzogiorno, l'afflusso del pubblico all“Art Forum Berlin” era molto disteso. Poca gente a giro, qualche professore circondato dagli alunni, qualche curioso… Il momento ideale per cercare di estrapolare con più attenzione alcuni aspetti dell'arte contemporanea istituzionale, servendosi del contesto della fiera.

Una delle cose che appare più evidente è lo scarso interesse per la fruizione dell’opera.

Le condizioni basilari per poter osservare un oggetto come un quadro, o una installazione, spesso sono assenti.

L’esempio più palese si trova nella hall 18: un’opera fotografica composta da 12 pezzi che formano un assieme visivo per un totale di 360x691 cm. Quest’opera, di Anna e Bernhard Blume, non ha nessuna possibilità di essere vista essendo posta a ridosso al corridoio principale di accesso alla hall 18 (per chi proviene dalla hall 19, dove si trova l’entrata della fiera). È fisicamente impossibile allontanarsi per osservarla nel suo insieme e, come se non bastasse, per terra è stato steso un nastro adesivo bianco per impedire, quasi a presa di giro, ai visitatori di avvicinarsi troppo all’opera!

I visitatori, gli espositori e gli allestitori sembrano porre più attenzione ad altri particolari.

Alcune gallerie, per esempio, sono così precise da porre già i prezzi sotto le didascalie delle opere.

Questo modo di fare è la norma in un contesto come la Berliner Liste, ma in questo case appare forse un po’ troppo grezzo viste le pretese dell’Art Forum Berlin. In ogni caso, nonostante questa finezza, possiamo trovare nella parete più nascosta di un padiglione un’opera anonima ed evidentemente gratuita, vista la mancanza totale della loro didascalia, che supponiamo appartenere all’artitsta Susi Pop. Quest’opera, oltre ad essere esposta nel solito corridoio dove è impossibile arretrare per osservarla è messa molto in alto e incorniciata dai segnali di emergenza della hall. L’insieme appare quasi come un’installazione ma, purtroppo, non lo è.

Sarà forse figlia della tendenza di certi galleristi, curatori, direttori di musei di improvvisarsi artisti e creativi? Grazie alla magia del captalismo dove tutto è uguale a tutto, anche questo è possibile!

Ma al di là dell’aspetto sociale e antropologico di questa strana deriva creativa di questi altrettanto strani personaggi è sempre l’aspetto fisiologico a rimetterci e a rendere difficoltoso se non impossibile il puro e semplice atto di guardare un’oggetto.

Una galleria per esempio, stufa degli stand dipinti di bianco o, al massimo, di grigio (un tocco di eleganza non guasta mai in certi contesti) ha avuto la geniale idea di dipingere lo stand con un colore giallo limone tendente al verde. Per un po’ viene da chiedersi se si tratta relamente di un’installazione di qualche artista quando capiamo da dove viene questa idea. Questo giallo non è altro che uno dei colori istituzionali della comunicazione dell’Art Forum Berlin 2008. Un caso?

Questo colore è una scelta disgraziata già per la comunicazione della fiera.

C4D700, il “nome” per il web di questo bel giallo (ma sul sito sono presenti anche delle varianti), viene usato per esempio per delle scritte su sfondo bianco rendendo veramente difficile leggere i contenuti testuali su alcuni monitor. Evidentemente la vista è un senso sopravvalutato come dice Keanu Reeves in Point Break[1], peccato però, che il sito sia veramente difficoltoso da “leggere” anche per un non vedente dotato di un browser vocale, in quanto viola palesemente le regole base di accessibilità essendo costruito con uno strano layout ibrido (CSS a base di tabelle!).

Ma questi evidentemente sono particolari troppo tecnici a cui la creatività dei galleristi non può certo sottomettersi! D’altronde chi ha dipinto lo stand non può neanche riflettere troppo sui colori complementari che, non a caso, sono detti anche simultanei e se uscendo dal loro stand per un po’ di tempo il visitatore rimane abbagliato da un reflusso di colore violetto probabilmente penserà di aver digerito male.

Fonti
  1. Film: Point Break, Kathryn Bigelow, 1991. [torna al testo]


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Nota sul sito www.teatroanatomico.org

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